Un grande patrimonio storico, culturale e antropologico

La val Borbera, territorio montano dell’Appennino piemontese, è ubicata all’incrocio tra quattro diverse Province (Alessandria, Genova, Piacenza e Pavia) e Regioni (Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia). Qui si trova ancora una natura incontaminata e selvaggia, con paesaggi e panorami suggestivi, un ecosistema ambientale e una biodiversità di grande valore. Dal punto di vista amministrativo la valle fa parte della provincia di Alessandria anche se la toponomastica e il dialetto rimandano alla passata dominazione ligure. E’ un luogo ideale per una vacanza, una gita, un fine settimana con la famiglia o all’insegna dello sport per gli amanti della bici e del trekking, in Val Borbera inoltre si può gustare un’ottima cucina e apprezzare tanti prodotti tipici da abbinare al vino bianco autoctono, il Timorasso “Terre di Libarna”.

Tornando alla storia, la sua frequentazione ha origini molto antiche. Dapprima legata al popolo Ligure, successivamente, con la romanizzazione, alla città di Libarna, i cui confini della municipalità comprendevano tutta la Valle fino a Bobbio (Val Trebbia) e Varzi (Valle Staffora). Prima del X secolo nella valle nacquero importanti insediamenti monastici (Vigoponzo, Vendersi, Magioncalda, Piuzzo, Pobbio, Merlassino, Dova, San Clemente sul valico di San Fermo) e a partire dall’anno 1000 il Vescovo di Tortona riunì i suoi possessi sotto la Pieve di Albera, successivamente subentrarono le dominazioni feudali sotto l’influenza della Repubblica di Genova.

Una valle da conoscere anche dal punto di vista storico e antropologico.

Nel corso dei secoli si sono susseguite stratificazioni di case e insediamenti agricoli, e le abitazioni altomedievali, di cui in Val Borbera oggi rimangono ancora molte tracce, costituiscono uno degli elementi caratteristici da scoprire. L’architettura rurale forma un patrimonio di cultura e di sapere contadino sicuramente da preservare. La sapienza costruttiva che si scorge in molti contesti della valle è indicativa della disponibilità di materiale lapideo locale, delle esigenze socio-economiche, dell’orientamento e dell’esposizione che hanno permesso la presenza delle stesse caratteristiche e tipologie per secoli: la casa rurale risponde infatti a criteri di economia, di funzionalità e di solidità costruttiva. L’uso prevalente di alcuni materiali in queste costruzioni rurali, come la pietra, non è mai casuale, ma deriva dall’incontro dei limiti tecnologici dei materiali disponibili sul posto con una selezione durata secoli, che ha portato quasi a confondere, in certi particolari ambiti, le opere umane con l’ambiente naturale in modo armonico. La casa altomedievale in pietra parla un linguaggio costruttivo comune a gran parte delle aree interne occidentali europee, ma caratterizzato da una particolarità di maestranze locali e da una fornitura di pietra diversa. 

In Val Borbera si può distinguere tra bassa e alta Valle: nel primo caso sono rilevabili maggiori dimensioni degli edifici, legati ad una maggiore redditività aziendale dovuta alla migliore fertilità e alla posizione quasi pianeggiante dei terreni. Salendo di quota invece prevalgono le dimensioni più contenute nelle costruzioni sparse, normalmente composte da più edifici contrapposti, da una parte gli edifici rustici e dall’altra quelli abitativi. Si trovano anche edifici rurali con struttura unitaria, con abitazione e rustici annessi sotto lo stesso tetto. Una caratteristica ricorrente è quella dell’ubicazione dei borghi montani in corrispondenza di “pianòri” che sorgono alla base dei versanti, in corrispondenza di drastici cambi di pendenza associati ad antichi depositi di accumulo di frane (paleofrane). In tale contesto venivano privilegiati i pianòri a sud, di cui solo una piccola parte veniva occupata dalle abitazioni del paese, in modo tale da non sottrarre spazio ai coltivi e ai boschi. Salendo ancora di quota si incontrano numerosi borghi, nuclei rurali composti da case una vicina all’altra, lungo strade strette o salite, a volte raccolte in piccoli slarghi comunitari, insediamenti complessi da cui è possibile leggere la crescita organica, che venivano infatti ampliati man mano in base alle esigenze emergenti. Inoltre, nei pendii circostanti, è possibile trovare muretti a secco per il contenimento del terreno a formare piani terrazzati o fasce tipicamente liguri.

Un elemento costruttivo che si ripete e rende inconfondibile questo tipo di architettura, è quello del portale, cioè la modalità di incorniciare con elementi lapidei tutte le aperture che danno verso l’esterno, in particolare le porte. La tessitura muraria è realizzata utilizzando poco legante tra un corso e l’altro, senza affiorare mai sulla facciata quasi a sembrare a prima vista una muratura a secco, e in molti casi la è. Altri elementi di arredo che compongono questa architettura sono nicchie e mensole lapidee sporgenti di fianco alle finestre, così come fermi in ferro battuto, inoltre molto diffuse sono le incisioni simboliche realizzate graffiando la pietra sul portale o sul cantonale. Gli edifici si compongono di solito in due parti in base al loro uso: la prima, il piano terra/seminterrato a cui si accede con un ingresso autonomo, dove ci sono i locali complementari all’abitazione; la seconda è costituita dall’abitazione vera e propria, anche questa con ingresso indipendente. A volte le case non hanno comignoli, essendo il fuoco acceso in un focolare aperto che spesso coincideva con l’essiccatoio per le castagne, il quale si poteva trovare in un corpo adiacente alla casa.

Le tipologie edilizie rurali presenti in val Borbera sono:

- il fabbricato in linea (con rustico e abitazione separati)

- il fabbricato unitario (con rustico e abitazione sovrapposti)

- il fabbricato rurale a torre, una variante a sviluppo verticale

- il cascinotto sparso, per il ricovero attrezzi temporaneo

- l’albergo, per l’essicazione delle castagne presente nei boschi

- il mulino ad acqua.

Un suggerimento per andare alla scoperta delle “case di pietra” della val Borbera e non solo, è quello di seguire uno degli itinerari disegnati da Irene Zembo di BorberAmbiente, geologa e guida ambientale escursionistica, che organizza escursioni e viaggi tematici che permettono di immergersi tra le meraviglie geologiche, naturalistiche e paesaggistiche di questa splendida valle, in armonia con i principi della sostenibilità ambientale (info: www.borberambiente.it).  

Esistono poi interi borghi abbandonati, dove il tempo si è fermato all’immediato dopoguerra, con case ormai diroccate, chiese, mulini, un mondo affascinante da cui è possibile immaginare come si vivevano i nostri nonni in questi luoghi di montagna. 

Inoltre, per informazioni su itinerari e sentieri segnalati è possibile consultare le rete escursionistica della provincia di Alessandria (info: http://www.provincia.alessandria.gov.it/sentieri/)

 

Foto di Adriano Giraudo

Bibliografia:

AA.VV., Architettura rurale in provincia di Alessandria (2001)

D. Citi, A. Bisio, M. Bolloli, C. Mazzarello, Guida alle Valli Borbera e Spinti – I frammenti originari degli insediamenti antichi (Seregno, 2000)

Rocco Morandi, L’Appennino Piemontese (Muzzio editore, 2009)

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